Era il 1974 e da 3 anni un gruppo di “calciatori” a livello amatoriale, che frequentavano il Circolo Endas Mameli di Ravenna, avevano creato la sezione all’interno della Polisportiva di una nuova branchia importata dall’America: il jogging. Infatti sino a quell’epoca la “vera” atletica veniva praticata sulle piste, sui prati e raramente dentro i Palazzetti, ma le corse su strada erano delle vere mosche bianche. L’input per lo sviluppo esponenziale del podismo che poi si è verificato negli anni successivi in Romagna venne dato dall’austerity ad inizio degli anni ’70, che costrinse le famiglie a lasciare le auto nel garage alla domenica, aumentando le pratiche sportive “aerobiche”, come il pattinaggio, lo skyroll, il ciclismo. A 3 consiglieri della Mameli venne la lungimirante idea di organizzare una gara podistica propria, quasi una rarità a Ravenna, e la prima tessera da inserire nel mosaico fu la scelta del percorso. Così Celso Ceroni, mio padre Marino Frisoni e Domenico Ravaglia (in ordine strettamente alfabetico) decisero di dare un impronta innovativa con un percorso di lunga durata, km 26,500, che toccasse tutti i diversi paesaggi del territorio circostante. Nacque la “Valli, Fiumi e Pinete”, già allora sponsorizzata dalla Banca Popolare di Ravenna. Planimetria del tracciato: partenza dalla sede del circolo Mameli in via Ravegnana, via Canale Molinetto fino a Punta Marina da cui ci si immergeva nella pineta, uscendone all’imbocco con la Piallassa Piomboni, percorsa per 2 km, poi ritorno alla base per via dell’Idrovora, ancora il “Molinetto”, via dei Poggi, argine dei Fiumi Uniti sino al Ponte “Assi” e l’ultimo agognato mille in via Ravegnana. Data di svolgimento 10 marzo 1975. Piove ma l’euforia cancella tutti i problemi. Premio di partecipazione: naturalmente una medaglia appositamente coniata dal prof. Zanzi, dove veniva rappresentato un passaggio lacustre-boschivo. Questo target accompagnò tutte le prime edizioni della gara, perché grazie all’impronta voluta dal dott. Ravaglia, si pensò di rappresentare tutti i più importanti Monumenti di Ravenna in una serie, che in teoria avrebbe potuto perpetuarsi ancora oggi, visto gli innumerevoli spunti possibili. Quelle rimaste, venivano vendute ai rigattieri…e cercando minuziosamente per i vari mercatini dell’antiquariato se ne trovano ancora! Premi individuali: coppe in lamiera fai da te, prodotte in torneria e verniciate alla sera alla Carrozzeria Moderna, di proprietà della mia famiglia! L’anno successivo è quello dell’ingresso nel calendario “Endas Scarpaza”, di cui la Valli e Pinete diventa una colonna portante insieme alla 5 Ville ed alla Notturna di S.Giovanni. Gli anni ’80 segnano il boom della pratica amatoriale in Italia e si decide di invitare alcuni dei protagonisti azzurri. Ricordo benissimo che “l’ingaggio” era la spesa del viaggio e gli atleti si ospitavano in casa propria! In caso di più atleti si distribuiva l’incarico fra varie famiglie e si scatenavano i pronostici “faziosi”. Noi Frisoni ci aggiudicammo la posta in palio per 3 anni di fila (1980-82) grazie ad un giovane padovano di nome Patrizio Nalesso, poco considerato dai bookmakers ma dotato una volata impareggiabile, che dormì a casa nostra e fece vedere le spalle a campioni del calibro di Marchei e Basigliana. Sempre sulla spinta del dott. Ravaglia si pensò di valorizzare il monte premi con l’aiuto dei più famosi pittori locali (ricordo che un anno si raccolsero ben 80 fra quadri e litografie) e si può dire che sino agli anni ’90 per i podisti, questa era diventata la “Corsa del quadro”. Un’altra svolta epocale venne patrocinata nel 1991 dal mecenate Ferdinando Bavelloni, il quale convinse i propri soci della ditta Gairsa ad ospitare la nuova logistica dell’evento, per accorciare il percorso sino ai km 21,097 attuali (con grande lungimiranza, visto la miriade di “sorelle” nate dopo), eliminando con dolore il tratto finale dell’argine fluviale. Pensate, che a 2 edizioni dopo risaliva ancora il record femminile dell’ucraina Irina Yagodina (1.14’12”), fino a che nel 2009 fu migliorato dall’Olimpionica Vincenza Sicari (1.13’55”). Furono gli anni del grande Rinascimento con attestazioni di stima su tutte le riviste locali e di settore e negli anni ‘80-‘90 hanno calcato le nostre strade fior di campioni come Magnani, Bettiol, Bordin, Poli sino ai giorni nostri con le “scoperte” di Stefano Baldini, vincitore all’esordio sulla distanza nel 1994, Daniele Caimmi, recordman in 1.02’32” (ripetutosi poi nel 2007), ed Alberico Di Cecco, che nel 2001 gli giunse alle spalle. Quest’ultimo terzetto ha rappresentato l’Italia in maratona all’ Olimpiade di Atene…con quali risultati lo sappiamo tutti! E la riserva era Ruggero Pertile, campione al Pala De Andrè nel 2004, ed ora atleta di punta della nazionale sulla distanza. Per risaltare l’Albo d’Oro femminile basta evocare i nomi di Laura Fogli, Emma Scaunich, Graziella Striuli, Antonella Bizioli, Maria Cocchetti, Ivana Iozzia, Lucilla Andreucci ed Elisa Desco e fra le innumerevoli straniere scegliamo dal mazzo la keniana Rita Jeptoo, ora quotata maratoneta internazionale, ma quando vinse nel 2001 aveva solo 21 anni! Ricordiamo però che il record di vittorie appartiene alla ravennate Lucia Soranzo, con 5 allori, i primi 4 con la maglia verdeoro del sodalizio organizzatore, il quale può contare anche sulla doppietta di Maria Janno. L’ultimo aneddoto che racconto risale al 1996, quando a 5.000 metri dal traguardo comandava un terzetto in odore di record. Patrick N’Daysenga chiese il cambio in testa a Graziano Calvaresi e Salvatore Bettiol e senza che se ne accorgessero subito, si fermo togliendosi le scarpe nuove, che gli causarono le vesciche, e prontamente si riportò sulla coppia. Immaginate come andò? Arrivo in volata col pubblico in visibilio ed il burundiano vincitore (col record di allora 1.03’22”) a piedi nudi… come l’indimenticabile Abebe Bikila.

Danny Frisoni